Le materie plastiche fanno ormai parte della nostra vita quotidiana; si differenziano per caratteristiche e tipologie e si ritrovano in moltissimi ambiti e applicazioni, dal settore alimentare a quello industriale, per non parlare dell’impiego del materiale plastico nel design d’arredo come ha evidenziato la recente edizione della Milano Design Week. La plastica è sotto i nostri occhi, o addirittura a contatto con noi, in moltissime occasioni e negli anni ricerca e sperimentazione hanno permesso di modellare le materie plastiche per adattarle alle mutevoli esigenze del mercato. Nel settore industriale si parla di PVC, materiale versatile ed economico largamente utilizzato nelle chiusure flessibili come porte a strisce per dividere spazi interni o capannoni,  ma ci sono sono molte altre tipologie e può risultare utile fare chiarezza con un semplice glossario delle materie plastiche, utile per comprendere le caratteristiche e delle tipologie di plastica che incontriamo ogni giorno.


Cosa significa la parola “plastica”?

Quando si parla di “plastica”, il riferimento è a un insieme di materiali organici contraddistinti da un peso molecolare alto. Al loro interno ci sono macromolecole costituite da gruppi molecolari legati insieme a formare una catena: si tratta dei cosiddetti “polimeri”. Nelle plastiche, i polimeri possono essere puri oppure caratterizzati dalla presenza di additivi, come ftalati e antiossidanti. Riepilogando, le materie plastiche sono materiali polimerici che possono essere modellati in varie forme. Hanno una storia di vecchia data, perché la prima plastica sintetica, la bachelite, è stata inventata nel 1907. Questa scoperta ha rivoluzionato l’industria e nei decenni successivi, le plastiche hanno subito un’evoluzione esponenziale, trovando impiego in settori chiave come l’automotive, l’elettronica e la medicina.

Ma perché la plastica è entrata così prepotentemente nel nostro quotidiano, tanto che oggi si cercano soluzioni per smaltirla nel modo più corretto e per rendere sostenibile la produzione? Presto detto, si tratta di un materiale caratterizzato da versatilità, leggerezza e costi di produzione relativamente bassi.

Additivi: i superpoteri della plastica

Come già chiarito i polimeri possono essere puri oppure caratterizzati dalla presenza di additivi specifici per materie plastiche, come ftalati e antiossidanti. Servono sostanzialmente per migliorare o modificare le proprietà fisiche, chimiche e meccaniche della plastica, conferendo al materiale caratteristiche e peculiarità utili nei diversi settori di applicazione.

Stabilizzanti

Questa tipologia di additivi migliora la resistenza alla degradazione causata dal calore e dalla luce. Ad esempio, gli stabilizzanti UV proteggono le plastiche dai raggi ultravioletti, prevenendo l’ingiallimento e la perdita di resistenza meccanica, mentre gli additivi termici impediscono la decomposizione del polimero durante il processo di trasformazione ad alte temperature.

Plastificanti

Aumentano la flessibilità e la lavorabilità delle materie plastiche, per questo motivo si ritrovano nel PVC (polivinilcloruro) che trova applicazione nella realizzazione di tubi, cavi elettrici, porte flessibili e strumenti che per loro natura necessitano di una buona dose di adattabilità.

Antiossidanti

Gli antiossidanti sono additivi che proteggono le materie plastiche dall’ossidazione e dalla perdita di proprietà meccaniche o l’ingiallimento. Sono particolarmente utili nelle plastiche esposte all’aria e al calore, come nel caso degli imballaggi alimentari e nei componenti automobilistici.

Agenti Ignifughi

Come dice già il nome, questi additivi migliorano la resistenza delle materie plastiche al fuoco, riducendo la propagazione delle fiamme e rendendo le plastiche più sicure in applicazioni critiche. Gli agenti ignifughi possono essere alogenati o non alogenati.

Senza l’utilizzo degli additivi molte delle plastiche che utilizziamo quotidianamente non sarebbero in grado di soddisfare le nostre necessità. Inoltre, l’uso di additivi può contribuire a migliorare la sostenibilità delle materie plastiche, perché ne prolunga la vita e ne facilita il riciclo.

Infine, gli additivi servono a:

  • ridurre i costi di produzione riempiendo “spazi vuoti”;
  • colorare il materiale;
  • renderlo più malleabile per le lavorazioni;
  • renderlo più flessibile;
  • stabilizzarlo rispetto all’azione deteriorante di luce, ossidazione, calore;
  • aumentare la velocità del processo di indurimento.

Qual è la classificazione delle materie plastiche

Le materie plastiche, in base alle loro caratteristiche, cioè al loro comportamento, sono classificate come polimeri termoplastici, polimeri termoindurenti ed elastomeri. Mentre negli ultimi anni i è registrato un crescente interesse per le bioplastiche e la plastica riciclata.

Polimeri termoplastici

Le termoplastiche o “polimeri termoplastici”, come il polietilene e il polipropilene, possono essere rimodellate ripetutamente mediante riscaldamento perché sono caratterizzati da una bassa reticolazione, questo significa che sono costituiti da catene molecolari lunghe ma aperte, con poche ramificazioni. Si tratta di una caratteristica che determina il comportamento dei polimeri termoplastici: quando vengono scaldati, raggiungono uno stato viscoso, malleabile, che permette quindi di rimodellarli a piacimento, tutte le volte che si vuole.

Tra i polimeri termoplastici sono annoverati:

  • PVC (polivinilcloruro);
  • PE (polietilene);
  • PET (polietilene tereftalato);
  • PS (polistirene);
  • PP (polipropilene).

Polimeri termoindurenti

I materiali termoindurenti, come le resine epossidiche, possono essere sottoposti ad alte temperature per acquisire una determinata forma solo una volta, perché una volta indurite, non possono essere rimodellate. Queste ultime trovano applicazione in settori che richiedono materiali resistenti al calore e agli agenti chimici.

Ecco i più usati polimeri termoindurenti:

  • resine epossidiche;
  • resina fenolica;
  • poliammidi;
  • resine melamminiche.

Elastomeri

Gli elastomeri sono polimeri dalla consistenza gommosa che possono essere termoindurenti o termoplastici. Gli elastomeri termoindurenti sono il risultato di un processo particolare, detto “vulcanizzazione”. Per ottenerlo vengono utilizzati specifici reattivi chimici a una certa pressione e a una certa temperatura.

Bioplastiche e plastica riciclata

Con l’aumento della consapevolezza ambientale, è cresciuta la richiesta e l’utilizzo delle bioplastiche e della plastica riciclata. Le bioplastiche, derivate da fonti rinnovabili come amido di mais e canna da zucchero, offrono un’alternativa sostenibile alle plastiche tradizionali. La plastica riciclata, ottenuta dal recupero e dalla trasformazione dei rifiuti plastici, riduce la dipendenza dalle risorse fossili e contribuisce a diminuire l’impatto ambientale.

Quali sono i 7 tipi di plastica

Elenchiamo qui i sette tipi di plastica esistenti:

  • PET

Il polietilene tereftalato è la plastica utilizzata comunemente per realizzare bottiglie e bottigliette.

  • HDPE

La sigla “HDPE” sta per “high density polyethylene” e designa il polietilene ad alta densità molecolare, quindi più rigido rispetto ad altri tipi di plastica.

  • LDPE

LDPE indica il polietilene a bassa densità molecolare. L’acronimo sta per “low density polyethylene”.

  • PVC

Il polivinilcloruro, o cloruro di polivinile, è molto utilizzato nel settore industriale, nell’edilizia, e anche per produrre attrezzatura sportiva.

  • PP

Il polipropilene fa parte delle nostre vite sotto forma di scolapasta, bacinelle, tappi e contenitori di prodotti caseari come lo yogurt.

  • PS

Il conosciutissimo polistirolo, detto anche polistirene, è un ottimo materiale da imballaggio e viene utilizzato per fare piatti e bicchieri usa e getta.

  • Plastiche non riciclabili

Di questo insieme fa parte il policarbonato, che ritroviamo frequentemente nei mobili e in altri oggetti di design. Anche alcune bottiglie di bevande sono fatte in plastica non riciclabile, così come gli scontrini.

Le plastiche, pur essendo materiali straordinariamente versatili, pongono infatti seri problemi ambientali e il loro utilizzo richiede un approccio più responsabile e sostenibile. La crescente attenzione nei confronti dell’ambiente, ha portato organizzazioni internazionali, governi e aziende a collaborare per sensibilizzare il pubblico sull’importanza della riduzione dei rifiuti plastici, promuovere il riciclo e sviluppare materiali biodegradabili.  Proprio in questa direzione vanno innovazioni come le bioplastiche avanzate, il design per il riciclo e le tecnologie di depolimerizzazione.


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